Cerimonia di apertura Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026. Si poteva fare di meno, meglio.

Che dire, di questa cerimonia di apertura dei giochi olimpici?

Come tutto ciò che riguarda la mia Terra Madre, perché per mia fortuna ne ho anche una di riserva, mi approccio sempre a questo tipo di manifestazioni con sincera speranza, perché una parte di me mantiene comunque un puerile senso patriottico.

È quindi con grande dispiacere che sento montare gradualmente la rabbia.

Perciò, questo articolo non ripercorrerà fedelmente tutti i momenti della cerimonia, ma solo quelli secondo me degni di nota, in un senso o nell'altro.


Amore e Psiche aprono i festeggiamenti, grazie al corpo di ballo della Scala. E fino a qui, possiamo tenere alta la testa. Dispiace, a me personalmente che amo i nostri compositori, che la musica sia poco riconoscibile e no, non made in Italy.


Si continua con il tram storico di Milano che porta allo Stadio di San Siro nientemeno che il Presidente della Repubblica Mattarella, interpretato da una magistrale intelligenza artificiale. Dettaglio, già questo, che dichiara fin dall'inizio che la vergogna è un sentimento troppo sottovalutato.


Ed ecco che non poteva mancare una bella dose di autoironia che scade nel patetico: i nostri tre principali compositori in veste di Funko pop. Ma perché?

In sottofondo, un Medley appena buttato lì di alcune delle musiche più belle mai scritte. Ma d'altronde, perché valorizzarle? Storia della nostra vita.

La musica cambia, e via con un omaggio a Raffaella Carrà con l'unica canzone che sembra ci ricordiamo di lei: la sua più brutta.


Matilda de Angelis fa poi il suo ingresso sul palco vestita da direttrice d'orchestra. Sospiro di sollievo da parte certamente non solo mia perché ci mancava un soffio per inserire anche qui Beatrice Venezi, perché alla fine ci piace un po' alimentare le polemiche. E invece, Matilde fa bene il suo lavoro, cioè quello dell'attrice, e guida una coreografia piacevole che unisce i colori dell'arcobaleno e i simboli italiani.

Ancora nulla di grave.

Nel frattempo, però, l'incompetenza dei commentatori, prima solo intuibile, si fa palese, quando scambiano la De Angelis per Mariah Carey. Ovviamente io, ma di nuovo certamente non solo io, spero che sia solo una svista completamente randomica.

E invece, Mariah arriva davvero, evocata dall'irresistibile richiamo della neve. La domanda sorge, inevitabilmente: ma non avevamo davvero nessuna cantante in grado di pronunciare bene le parole di Nel blu dipinto di blu, senza bisogno del gobbo con traslitterazione maccheronica che esplicita tutta l'assurdità del momento? Sul presunto (perché non ho le competenze per valutarlo) playback, sorvolerò. Come sorvolerò sull'acuto del tutto gratuito e male eseguito con cui Mariah svisa su un simbolo della canzone italiana perché, davvero, non ho cuore per farlo.

Arriva l'omaggio a Giorgio Armani, con una regale Vittoria Ferretti a chiudere il tricolore elegantissimo che sfila sul palco. Stupendo, questa immagine davvero vale la pena di essere rivista.

Ma la musica. Ma perché non, azzardo eh, Morricone? Piovani?


Ma eccola, la nostra cantante home-made! E chi se non Laura Pausini? ...ancora? 

Ma non disperiamo: deve cantare l'Inno, la voce ce l'ha, cosa può andare storto?

Eppure, fedele alla legge di Murphy, se qualcosa può andare storto, inevitabilmente lo farà.

Ed ecco che allora Laura cambia completamente la melodia dell'Inno con virtuosismi davvero sgradevoli e io, malevolmente, penso che l'intento sia di dimostrare che ancora "ce la fa". 

Peccato che no, non ce la fa. 

Perché, da donna di sinistra dico, stavolta senza ironia, che cambiare a piacimento un inno potenzialmente bellissimo ma già di per sé difficile da interpretare bene (e vi suggerisco a questo proposito il Ted Talk di Michele D'Andrea) è una dimostrazione di completa mancanza di umiltà e buon gusto. Anche queste, purtroppo, caratteristiche del made in Italy che abbiamo dimenticato.


Arriva, immancabile, Pierfrancesco Favino, che interpreta molto bene l'Infinito di Leopardi. E si tira il fiato. Grazie, Pierfrancesco.


Inizia poi una coreografia che simboleggia l'incontro tra la città e la montagna. Gradevole. Un filo lunga. E si, di nuovo, musica verosimilmente sviluppata con Intelligenza Artificiale. Peccato, e so di ripetermi, ma credo che un paio di canzonette le avessimo in repertorio.

E dirò una cosa impopolare: l'esibizione di Andrea Bocelli del Nessun Dorma non basta a pareggiare i conti. Completamente senza quel trasporto che, sono certa, uno dei giovani talenti che calcano le scene dei nostri teatri avrebbe saputo trasmettere molto meglio. Smettiamo di vivere nel passato, vi prego.


Sul "musical" di Sabrina Impacciatore non so davvero cosa dire. Forse, è meglio che non dica niente.


In tema di coreografie, si alzano i cerchi illuminati. Bello, scenografico.

Peccato per i commentatori. Riporto uno stralcio: "questi due cerchi non resteranno soli.  Ci sarà un'armonia di tutti questi cerchi" …come prego? Il silenzio, davvero, è un valore sottovalutato.


Apoteosi della nostra capacità di essere caricaturali: il corso accelerato di gestualità italiana. E anche di questa banalizzazione totale della nostra cultura e folklore, l'intero Paese ringrazia.


Mattarella si conferma davvero l'unico monumentale uomo di questa serata. Non ha bisogno di dire altro, se non "Dichiaro aperta la celebrazione della quindicesima edizione dei giochi olimpici invernali Milano Cortina".

E anche stavolta, Presidente, la sua statura ci supera tutti.


La presenza di Ghali alla cerimonia, anticipata da molte polemiche, si dimostra abbastanza all'altezza delle aspettative. Trovo un po' semplice la scelta di Rodari e della coreografia che si chiude in colomba ma, in questo caso, forse è proprio con quella semplicità che il messaggio andava veicolato, diretto.

Non mi soffermerò sul fatto che proprio questo gesto pulito e chiaro stride con molto di quello che questa olimpiade ha comportato in termini di compromessi e scelte poco etiche, perché scenderei in campo politico, e non è questa la sede.

Informandomi, leggo che l'opzione di far cantare l'Inno a Ghali era balenata a qualcuno nella mente. Ma allora un'alternativa alla Laura nazionale c'era!

Mi dispiace avere pregiudizi di sorta, ma sono abbastanza certa che Ghali l'avrebbe cantato meglio. Non tanto per le doti canore, ma perché avrebbe avuto l'umiltà e il rispetto di non adattare la melodia a suo piacimento. As simple as that.

Discorsi, inno olimpico, bandiera olimpica (finalmente con musica consona), giuramento, e poi torna lo stacchetto di Verdi, Puccini e Rossini che ballano "Milano e Cortina oh oh oh oh oh"

Io, sinceramente, mi vergogno.


L'omaggio a Margherita Hack è molto piacevole, Samantha Cristoforetti fa il suo (cioè presenzia senza ridicolizzarsi, grazie) e la coreografia con gioco di luci è molto interessante.


E finalmente arriva l’accensione dei bracieri. Momento sicuramente emozionante, se i commentatori avessero taciuto per un solo secondo. Suggerisco: il secondo dell'accensione.


A me, personalmente, sembra che abbiamo perso l'ennesima occasione di dimostrarci all'altezza della nostra storia e di mostrare il valore di ciò che ancora siamo.



Si poteva, davvero, fare di meglio.

Si poteva, forse, fare di meno.

Meno ma meglio.

Maren Humburg

Maren Humburg possesses a strong background in language education and events management. With experience at Agorà Novara in Events and International Exchanges and as a School Director ad interim at Abrakadabra - Lingue per Bambini Italia, Maren has demonstrated capabilities in leadership and curriculum development. Currently serving as an English teacher and tutor at EnAIP Piemonte and as an Insegnante di Inglese, Tedesco e Italiano at Abeschool since 2017, Maren combines teaching with a deep understanding of linguistic and cultural mediation, supported by a Laurea Magistrale in Lingue e Culture per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale from Università degli Studi di Milano. Additionally, Maren has obtained a CELTA certificate from the British Council and has advanced training in innovative methodologies for teaching English.

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